ALCUNI ASPETTI APPLICATIVI DELLA METEOROLOGIA E DELLA CLIMATOLOGIA                      


Gli incendi boschivi

Il problema degli incendi boschivi è particolarmente sentito nei Paesi che si affacciano nel Mediterraneo per la distruzione di vite umane e di risorse ambientali dovute a questo fenomeno. Sebbene molti progressi siano stati fatti nel monitoraggio degli incendi e nella determinazione del rischio vi e’ ancora molto da fare nei settori della prevenzione e della mitigazione. Le condizioni meteorologiche hanno un ruolo importante, sia nel favorire l’innesco degli incendi, sia nel promuovere il loro sviluppo e la propagazione. I vari fattori in gioco. I principali elementi che contribuiscono al rischio di incendi boschivi sono:

a) quantità e stato del combustibile disponibile;
b) condizioni meteorologiche favorevoli;
c) probabilità di esistenza di cause di innesco.

Fissando l’attenzione sulle condizioni meteorologiche e’ necessario distinguere tra storia meteorologica precedente del sito in considerazione - che influisce sul contenuto di umidità del combustibile vivo e morto e le condizioni meteorologiche presenti che hanno un impatto sulla propagazione delle fiamme , sul contenuto di umidità del combustibile morto e sulla alimentazione di ossigeno.

Possibile formulazione di un indice di rischio

Viene nel seguito descritta una procedura messa a punto in Italia (Palmieri, 1995) con la quale si può determinare il rischio di incendi. L’effetto della storia meteorologica precedente del sito in considerazione viene calcolata mediante la equazione che segue:
 

nella quale AR e’ un parametro che rappresenta l’aridità, E/P è il rapporto tra evaporazione e precipitazione (media di dieci giorni), k e’ un appropriato coefficiente di calibrazione che permette di attenuare l’influenza del clima man mano che ci si allontana nel tempo, gli indici 1,2,3,4 indicano intervalli di tempo adiacenti di dieci giorni che coprono un periodo complessivo di 40 giorni andando indietro nel tempo a partire dalla data in cui la stima del rischio e’ richiesta. La evapotraspirazione può essere determinata mediante il metodo di Penman esposto nel Capitolo 3.La forma finale dell’indice di rischio e’ ottenuta combinando l’aridità AR con una funzione esponenziale dei parametri del tempo presente che influenzano la propagazione delle fiamme, il “tiraggio” del camino ideale al di sopra del fuoco ed anche il contenuto di umidità del combustibile morto del sottobosco: temperatura dell’aria T (gradi centigradi), velocità del vento V (km/ora), umidità relativa UR (%), pioggia durante le ultime 48 ore, P48 (mm).


(5.1.2)

nella quale H= 1.33 e’ una costante di calibrazione, a=0.048, b=0.040, c=0.051, d=0.050 sono coefficienti introdotti in base all’esperienza ed alla modellazione concettuale. Esempio di applicazione. L’indice e’ stato applicato all’estate 1989, una delle stagioni peggiori dal punto di vista degli incendi boschivi in Italia. I risultati sono mostrati nelle Figure 1, 2, 3 per i tre siti di Pisa, Genova ed Argentario. Si può notare che la comparsa di nuovi incendi boschivi, indicata dalle colonne verticali scure (proporzionale al numero di singoli nuovi eventi segnalati) tende a verificarsi quando l’indice IRI assume valori elevati al di sopra del normale. La storia meteorologica dei quaranta giorni precedenti, sintetizzata da AR e’ anche un fattore che da’ un contributo.
Alcune possibili linee di sviluppo che potrebbero migliorare le applicazioni dell’indice di rischio sono le seguenti:

a)spazializzazione particolareggiata dell’indice per tenere conto di influenze topografiche d ambientali sulle variabili meteorologiche;
b)modellazione del “tiraggio” in funzione dei profili verticali delle grandezze meteorologiche;
c)uso di dati satellitari per monitorare lo stato ecologico delle foreste;
d)inclusione di informazione non-meteorologica, come ad esempio una stima della quantità di combustibile morto disponibile nel sottobosco;
e)proiezione dell’indice di rischio in avanti nel tempo per qualche giorno utilizzando campi meteorologici previsti. .

In conclusione, sebbene gli incendi boschivi siano fenomeni complessi dipendenti da molte cause, alcune delle quali non sono suscettibili di un trattamento razionale, un indice di rischio basato esclusivamente su fattori meteorologici, appare come una strumento efficace nel fornire indicazioni sul potenziale di rischio. Questo e’ presumibilmente in parte dovuto al fatto che l’innesco dei fuochi, sia esso casuale o doloso, e’ anche legato alle condizioni atmosferiche.


Caratterizzazione meteorologica degli eventi alluvionali

Previsione e prevenzione di gravi disastri alluvionali.

L’acqua distrugge il male e purifica l’uomo; e’ questo il significato simbolico dell’alluvione in molte religioni. Gli esperti di storia delle religioni ci ricordano che le alluvioni, almeno da un punto di vista simbolico, avrebbero una ricaduta spirituale positiva. Noi tuttavia vogliamo occuparci di questi fenomeni della natura sotto il profilo assai meno suggestivo degli aspetti meteorologici, dei danni che ne risultano, nonchè della loro previsione e prevenzione. Prima di tutto si cercherà di fare un cenno alle cause che producono queste improvvise tempeste meteorologiche. Il primo ingrediente e’ l’umidità, vi deve cioè essere una copiosa presenza di acqua nell’aria nella forma di vapore, un gas perfettamente invisibile. Poi deve accadere qualcosa che provochi un raffreddamento consistente nei primi tre o quattro chilometri di atmosfera, dando luogo alla condensazione del vapor d’acqua ed alla formazione delle gocce o dei cristalli di ghiaccio che, successivamente, dopo una fase di accrescimento, formeranno la pioggia. Il meccanismo di raffreddamento e’ quasi sempre costituito dalle correnti ascendenti: quando l’aria sale si espande e si raffredda. I grandi sistemi di moto delle medie latitudini, la convezione (cioè un sollevamento determinato da uno squilibrio lungo la verticale - aria meno densa nei bassi strati, più densa in quota) e gli effetti dell’orografia, sono altrettante cause che generano correnti verticali. In certi casi piove relativamente poco ed in altri moltissimo. Ciò e’ dovuto al fatto che l’acqua nell’atmosfera ha un comportamento che si potrebbe definire esplosivo: solo nel momento in cui si raggiunge la saturazione per un notevole spessore, in presenza di stratificazione instabile (il concorso di queste due condizioni in zone ampie e’ per fortuna raro), viene improvvisamente rilasciata una grande quantità di energia che alimenta fenomeni di estrema intensità.


Previsione delle alluvioni

La possibilità di prevedere fenomeni di questo tipo dipende prima di tutto dalle dimensioni del bacino che si considera; nel caso di un fiume come il Po, l’onda di piena determinata dall’afflusso delle piogge sulla corona di montagne che orlano la Valle Padana, si propaga molto lentamente (la velocità media è di circa 1 m/s). Se si dispone di misure idrometriche (livello dell’acqua) aggiornate in tempo reale lungo il fiume, si intuisce facilmente che una previsione a breve termine è realizzabile .Nel caso di fiumi medi (Arno, Tevere) la reazione del corso d’acqua alle precipitazioni è più rapida (12-24 ore). Per tentare una previsione utile occorre poter disporre sia di misure idrometriche che di telepluviografi (misuratori di pioggia) posti preferibilmente in prossimità degli spartiacque. Per bacini piccoli , il fiume reagisce alle piogge in modo praticamente istantaneo: ci si può basare, in questo caso, solo su una previsione meteorologica a brevissimo termine (nowcasting, questo e’ il termine inglese ormai universalmente usato) che si appoggi a dati di radar meteorologico e di satelliti , nonchè a modelli meteorologici ad alta risoluzione.


Il Clima Urbano


Si desidera premettere che lo studio della città e delle sue caratteristiche ambientali (tra cui il clima in primo piano) è stato promosso dalla comunità internazionale dei geografi stimolato dall’evidente interesse di integrazione culturale che esso offre.
Processi ecologici, sociologici, meteorologici, nonché biofisici, sanitari e di qualità dell’aria si intersecano ed interagiscono in un tessuto urbano, rendendo la modellazione complessiva allettante ed interessante, ma anche particolarmente difficile. Uno dei problemi è costituito dai vari “linguaggi” utilizzati nelle branche scientifiche che trattano i problemi dell’ambiente urbano. Così accanto a modelli matematici molto sofisticati per l’analisi della dinamica dello strato di confine atmosferico troviamo sottili elaborazioni di statistica demografica o sanitaria insieme a studi ad indirizzo naturalistico (è il caso della fauna e della flora nella città).
E’ necessario un ricambio generazionale dei Geografi per interpretare e sintetizzare i “linguaggi” delle varie scienze coinvolte nel sistema urbano ? Un problema di questo tipo, a scala più grande, si è già verificato verso la metà dello scorso secolo quando la climatologia è passata dalla prevalente competenza di studiosi di statistica, alla nuova generazione di esperti in dinamica del clima.

 

Il clima urbano visto dal versante della fisica

Fattori esterni : l'influenza del clima a grande scala

Il clima “a grande scala”, definibile come il complesso delle proprietà statistiche del tempo meteorologico su regioni di grandi dimensioni, viene oggi considerato come un parametro che subisce variazioni lente, ma non trascurabili. Esso va preso in considerazione come una “cornice” che condiziona l’evoluzione del clima urbano per orizzonti di tempo di decenni.
Simulazioni climatiche condotte con l’ausilio di modelli che tengono conto del costante incremento nella concentrazione di gas “serra” nell’atmosfera indicano un probabile generale aumento della temperatura in superficie, nell’area mediterranea, per la fine del secolo, dell’ordine di 1-2°C. D’altro canto, lo studio delle variazioni climatiche occorse nel passato recente sembra confermare una tendenza all’aumento della temperatura media. Va tuttavia sottolineato che l'evoluzione del clima dipende non solo dall'effetto serra, ma anche da altre cause generalmente non prevedibili o addirittura sconosciute: per esempio una grande eruzione vulcanica che immetta nella stratosfera ingenti quantità di sostanze (come solfati, ossidi di azoto, etc.) può determinare per alcuni anni una diminuzione della temperatura della bassa atmosfera.

 

Fattori interni

Essi possono essere di due tipi: (a) processi fisici di scambio ( calore sensibile, calore latente, quantità di moto) tra tessuto urbanizzato ed atmosfera - il calore accumulato in superficie viene esportato verso l'alto attraverso i processi di flusso turbolento di calore sensibile e di calore latente (quest'ultimo si attiva quando vi è disponibilità di acqua per la evaporazione e per la traspirazione delle piante); (b) emissione di inquinanti e loro trasformazioni. Una rassegna particolareggiata dei fattori interni e delle grandezze coinvolte è stata fornita da Palmieri et al (2001).
Negli scenari radiativi l’inquinamento si concentra in uno spessore limitato di atmosfera ed esercita una retroazione sul clima locale.

 

 

L'isola di calore urbana

L'aria nella canopia urbana è generalmente più calda dell'atmosfera rurale circostante nel periodo che va dal tramonto al primo mattino. Il fenomeno è indicato con il termine "isola di calore urbana" e si manifesta nelle situazioni caratterizzate da cieli sereni e ventilazione debole. Le maggiori variazioni di temperatura si riscontrano attraversando il confine tra zona urbana e zone rurali circostanti. La porzione interna della città appare, dal punto di vista termico, come una zona in cui la temperatura cresce debolmente procedendo verso i punti a più elevata densità abitativa (Taesler, 1980).

Una delle grandezze che, sulla base di vari studi, risulta ben correlata con la massima intensità dell'isola di calore è H/X (rapporto tra altezza degli edifici e la semi-ampiezza delle sedi stradali). Sono state proposte relazioni del tipo

 (Turb -T rur) max = a + b. ln (H/X)

Nella quale Turb indica la temperatura dell'aria nella città, Trur la temperatura simultanea in zona rurale. OKE (1981) ha determinato i coefficienti a e b attraverso uno studio dei dati di 31 città di tutti i continenti. I valori proposti sono a= 7.54 e b=3.97. Applicando la (5.3.1) al caso di Roma, assumendo H = 17 m, X = 5 m e quindi ln H/X =1,2237, si ha Turb-Trur= 12,39 °C , che corrisponde bene ai valori massimi di 12 gradi osservati per i mesi di dicembre e gennaio.

 

Interazione tra edifici e dinamica atmosferica

La esistenza di un edificio o di un gruppo di edifici, oltre a determinare le interazioni tra superficie ed atmosfera nel campo della temperatura e dell'umidità, nelle situazioni a ventilazione sostenuta, ha un impatto di tipo aerodinamico.
Un edificio od un complesso di edifici esposto al vento può essere riguardato come un ostacolo. Le correnti d'aria possono scavalcarlo e/o aggirarlo (in modo laminare o turbolento) in funzione di alcune proprietà del flusso d'aria e dell'ostacolo. I parametri che controllano il fenomeno sono:
(a) la velocità delle correnti;
(b) la stabilità dell'aria nello strato più prossimo alla superficie;
(c) l'altezza dell'edificio,
(d) la forma dell'ostacolo secondo una sezione perpendicolare alle correnti.

La tendenza allo scavalcamento ed/o all'aggiramento di un ostacolo (un edificio od un gruppo di edifici) è legata ad alcuni parametri:
(a) la velocità media del flusso che investe l'ostacolo V (m/s), (b) la stabilità dell'aria nello strato prossimo alla superficie S (1/s), (c) l'altezza dell'ostacolo H (m). In funzione di varie combinazioni delle variabili menzionate (in particolare quando la corrente orizzontale è intensa) il flusso d'aria può passare al di sopra dell'ostacolo ma, la brusca discontinuità dell'orientamento della superficie in presenza delle pareti dell'edificio, provoca la formazione di vortici ad asse orizzontale, sopravento e sottovento all'ostacolo.
In altri casi (forte stabilità e velocità della corrente non eccessiva) la corrente d'aria che impatta l'ostacolo viene "separata" dall'edificio e le correnti passano e si rinforzano sui fianchi di esso. Sottovento all'ostacolo, si possono formare vortici ad asse verticale, una sorta di "scia" dell'edificio nel fluido in movimento. E' appena necessario ricordare che la stabilità dell'aria nello strato di confine è in genere più grande di notte per cui, a parità di altre condizioni, questo tende a verificarsi nelle situazioni notturne.
Come si può immaginare, il caso di un tessuto urbano complesso è ben più complicato degli esempi schematici forniti e la interazione dinamica con le correnti richiede studi specifici con simulazioni numeriche o con modelli fisici in galleria del vento.

 

Condizioni atmosferiche che hanno un impatto sull'inquinamento dell'aria

Nelle aree urbane gli effetti integrati della molteplicità di sorgenti di inquinanti e della turbolenza tendono a produrre un miscuglio di atmosfera contaminata il cui spessore si estende in verticale fino al livello al quale il mescolamento risulta attivo. Considerando la città inglobata in un “condotto” a forma di scatola, la concentrazione media di sostanze inquinanti C (kg/m3) può essere messa in relazione con i seguenti elementi:
(a) lo spessore dello strato mescolato (dimensione verticale della scatola) , h (m);
(b) la velocità media del vento nello strato mescolato, u (m/s);
(c) la intensità media delle sorgenti che emettono le sostanze inquinanti, Q (kg/mq.s);
la distanza dal confine sopravento dell’ipotetica scatola, attraverso il quale entra aria supposta pulita, d (m);
si può fare uso della relazione:


 C = d.Q / u.h


Il prodotto (u.h) detto “fattore di ventilazione”, costituisce un ottimo elemento per la classificazione dei climi di città diverse sotto il profilo delle condizioni che favoriscono l’inquinamento, poiché i due parametri più significativi, vento ed altezza di mescolamento, vengono considerati simultaneamente.
Una seconda grandezza, più semplice della precedente, ma anch’essa efficace nella caratterizzazione atmosferica di siti dal punto di vista dell’inquinamento è la frequenza di ricambio: questo elemento si ottiene dividendo la velocità del vento per la dimensione approssimativa della città o dell’elemento considerato ed indica quante volte, in un determinato intervallo di tempo, si verifica un completo ricambio dell’aria per effetto dei movimenti orizzontali. Il vantaggio di questo parametro è la possibilità di applicazione anche a piccole parti di tessuto urbano, per esempio un canyon stradale.
Un tipo diverso di inquinamento è quello fotochimico: esso ha origine per l’azione della radiazione solare ultravioletta sugli ossidi di azoto ed è stimolato dalla presenza di idrocarburi. Questi inquinati primari subiscono quindi una trasformazione che attraverso una serie di complesse reazioni chimiche conduce alla produzione di inquinanti secondari come ozono, biossido di azoto, e peroxiacetilnitrati. L’inquinamento di questa natura è tipico delle situazioni estive con cielo sereno e scarsa ventilazione. Nel caso di Roma è stato trovato (Seri, 1996) che la soglia critica di radiazione solare totale giornaliera al di sopra della quale il processo viene attivato è di 8 MJ/m2.
Conviene ricordare a questo punto che, le precipitazioni costituiscono il meccanismo più efficace attraverso il quale l’atmosfera viene “pulita” dagli inquinanti gassosi e da quelli in forma di particolato. L' efficienza di questo processo dipende dalla intensità della precipitazione nonché dalle dimensioni e dalla carica elettrica delle goccioline e degli inquinanti.

 

Condizioni atmosferiche alla base del disagio climatico e degli effetti sulla salute

Stress da calore

Un essere umano in un ambiente particolarmente caldo si difende attraverso la dilatazione dei vasi sanguigni. Si realizza in tal modo un aumento dell'afflusso di sangue in prossimità della pelle ed una eliminazione netta di calore dalle parti più interne del corpo (Munn, 1970). Si riesce così a mantenere costante la temperatura interna anche se quella superficiale subisce un aumento. Se la temperatura dell'aria e quella delle pareti circostanti sono più elevate della temperatura superficiale della pelle, il corpo guadagna calore per convezione ed irraggiamento e l'unica possibile termoregolazione può avvenire attraverso la evaporazione del sudore (il passaggio dell'acqua dalla fase liquida a quella aeriforme sottrae una notevole quantità di energia - 2,5 . 10 6 J/Kg). Questa arma di riserva, peraltro molto efficace, viene però meno in condizioni di assenza di ventilazione e di elevata umidità dell'ambiente.
Pertanto, le condizioni esterne che producono stress da calore sono legate alla coesistenza delle seguenti circostanze:

(a) temperatura dell'aria molto alta;
(b) forte irraggiamento da parte delle superfici circostanti;
(c) elevata umidità dell'aria;
(d) assenza di ventilazione.

Il prolungarsi di una situazione con tali caratteristiche può determinare grave disagio e crisi nelle persone più a rischio.
Una prima indagine per la città di Roma relativa al periodo 1992-1995 (Michelozzi et al, 1999) ha mostrato che, nei giorni con temperatura media dell'aria maggiore di 29 °C, ad un incremento di 1°C della temperatura, corrisponde un aumento del 44% della mortalità giornaliera. In altri termini il numero dei decessi giornalieri passa dal valore medio di 52 a quello di 73.
Casi con temperature eccezionalmente elevate (uguali o superiori a 39°C), si sono verificati a Roma cinque volte nell’arco di cento anni 1905,1922,1939, 1956, 1983 (Mangianti e Beltrano,1990).

 

Stress da freddo

Nel caso opposto (ambiente molto freddo), la regolazione di tipo vasomotorio si inverte con una riduzione dell'afflusso di sangue in superficie. Temperatura dell'aria molto bassa e vento forte, sono le condizioni che danno luogo allo stress da freddo, anch'esso molto pericoloso. In situazioni di questo tipo la ventilazione molto attiva e la bassa umidità, congiurano nel sottrarre calore per convezione e per evaporazione dal corpo umano determinando condizioni critiche: esse sono più frequenti nelle regioni settentrionali adriatiche quando si ha un trasporto di aria fredda dall'Europa centro-orientale che si manifesta con il tipico vento di "bora".
Nella letteratura scientifica vengono descritti numerosi indici di disagio climatico che hanno lo scopo di quantificare l'intensità delle condizioni ambientali che determinano le condizioni di stress termico.

 

 

Considerazioni generali

Dal punto di vista della modellazione dell’atmosfera urbana il problema concettuale più affascinante è quello della descrizione della turbolenza. Infatti nell’ambiente meteorologico urbano si riscontrano, più spesso che altrove, sistemi di moto (ad esempio bolle convettive) la cui natura è in parte casuale ed in parte deterministica. Per la matematizzazione di questi fenomeni vi è ancora molto cammino da fare.
I progettisti di strumenti hanno ideato e stanno sviluppando nuove tecniche di misura adatte all’ambiente urbano come anemometri sonici, scintillometri, radiometri all’infrarosso, profilatori verticali del vento e della temperatura.
Ulteriori progressi operativi sono stati poi realizzati nel monitoraggio della qualità dell’aria attraverso osservazioni sia puntuali che, integrate nello spazio, nonché nella gestione delle emergenze ambientali.
La cooperazione tra meteorologi e medici è anche molto attiva per accertare ed approfondire gli effetti degli stress climatici (onde di calore, freddo intenso associato a vento) combinati con quelli relativi alla qualità dell’aria.
Fisici dell’atmosfera e meteorologi cooperano anche con architetti ed ingegneri alla pianificazione a lungo termine del tessuto urbano ed anche allo studio dell’impatto di condizioni ambientali estreme sui beni culturali.
 

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