Il bilancio energetico di un suolo privo di umidità e senza atmosfera  sovrastante (caso ideale)                                                          

Il bilancio energetico in questo caso può esprimersi:

 Rn = Rg (1- ) -T^4 - C

nella quale Rn è la radiazione netta, Rg la radiazione globale,  l’albedine, ed  l’emissività infrarossa, T^4 rappresenta l’energia in onda lunga perduta dalla superficie a temperatura T (gradi K); infine C è il flusso di calore nel suolo. Si conviene di assumere positivi i flussi di energia diretti verso il suolo. Mediando la (3.1) su periodi di tempo lunghi, se non vi sono altre sorgenti di calore all’infuori della radiazione globale e se la temperatura media non cambia nel corso del tempo, la radiazione netta dovrà essere nulla, in quanto la energia guadagnata e quella perduta debbono bilanciarsi. Poiché c è in genere un termine piccolo rispetto agli altri nell’equazione del bilancio, si può affermare che la temperatura T varia seguendo la variazione diurna della radiazione in arrivo che cambia notevolmente passando dal giorno alla notte. La temperatura di una superficie in corrispondenza di un determinato valore di radiazione globale, dipende dall’albedine, cioè da quale frazione di energia viene realmente assorbita dal suolo ed anche da un’altra proprietà fisica del terreno detta inerzia termica (It). Questa grandezza è definita dalla:

 It =c

in cui  è la densità, c il calore specifico e  la conduttività termica del terreno. Se l’inerzia termica è grande una notevole quantità di energia viene immagazzinata dagli strati sottostanti la superficie durante il giorno e ritrasmessa per conduzione alla superficie radiante durante la notte. La conseguenza climatica è che in questo caso le variazioni della temperatura superficiale saranno ridotte. Al contrario, i terreni caratterizzati da bassa inerzia termica hanno temperature molto elevate di giorno e basse di notte.

 Il bilancio energetico di un suolo privo di umidità con atmosfera sovrastante.

In questo caso il quadro è lievemente più complesso del precedente e bisognerà includere nella equazione che rappresenta il bilancio dell’energia altri due termini: l’energia irradiata dall’atmosfera, Rl, e quella trasportata dal vento (avvezione), At. La edizione aggiornata della equazione (3.1) sarà ora la seguente:

 Rn = Rg (1- ) - T^4 + Rl - C - At

Conviene ricordare a questo punto che l’atmosfera ha la capacita’ di assorbire e di irraggiare a sua volta la radiazione infrarossa. Pertanto la presenza dell’atmosfera da’ luogo ad un flusso radiativo verso il basso ed anche ad un analogo flusso verso l’alto. L’esempio più tipico è quello dei deserti tropicali: la prevalenza di cielo sereno determina un forte apporto di radiazione solare e conseguente temperatura molto elevata. Poichè in queste zone i venti sono generalmente deboli, non vi è un’apprezzabile energia rimossa dal vento (At è piccola) e di conseguenza il calore viene eliminato dalla superficie soltanto attraverso la radiazione infrarossa. Le perdite dovute a questo processo sono comunque grandi e tali da bilanciare il flusso radiativo ad onda corta. In conclusione le variazioni di temperatura in superficie sono dominate dalla radiazione solare in arrivo. Nel caso di una superficie asciutta alle alte latitudini la radiazione solare in arrivo è piccola, i venti sono generalmente sostenuti e l’atmosfera in movimento è in grado di rimuovere una notevole quantità di energia. Questo processo fisico, che si chiama flusso di calore sensibile, diviene dunque l’elemento dominante. In condizioni di questo tipo la temperatura della superficie segue le variazioni della temperatura dell’aria sovrastante, la quale, a sua volta, dipende dalla situazione sinottica.

 

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