Effetto serra, variazioni climatiche, metodi di indagine              



La temperatura in superficie e’ dovuta al bilancio tra la radiazione solare nel visibile e vicino infrarosso che giunge sulla Terra e quella emessa nell’infrarosso dal Terra stessa. In assenza di atmosfera in condizioni d’equilibrio la radiazione incidente dove essere uguale a quella emessa:

Ra=Re
0.25(1-)S= T4

dove S e’ la costante solare,  e’ l’albedo della superficie terrestre,  e’ l’emissività media della terra, T e la temperatura d’equilibrio in assenza di atmosfera,  e’ la costante di Stefan-Boltzmann. Il fattore 0.25 e’ il rapporto dell’area R2 che intercetta la radiazione solare e l’area 4R2 che emette nello spazio la radiazione infrarossa. Il valore di temperatura in questo caso è circa 254°K, mentre la reale temperatura media e’ circa 288°K. Questa differenza e’ dovuta all’ ”effetto serra”, in cui la radiazione solare (visibile e vicino infrarosso) penetra attraverso l’atmosfera indisturbata, mentre la radiazione emessa dalla terra viene assorbita dai costituenti atmosferici che hanno forti bande di assorbimento nell’infrarosso. Alcuni gas, principalmente il vapore acqueo e il biossido di carbonio assorbono una significativa parte della radiazione uscente che viene re-irradiata sia verso l’alto che verso il basso. La componente infrarossa del sistema terra-atmosfera ha tre principali componenti: la radiazione emessa dalla superficie terrestre alle lunghezza d’onda tra 8 e 12m in cui l’atmosfera terrestre e’ trasparente (la cosiddetta finestra atmosfera ); una componente che viene emessa dalla superficie terrestre o dalle nubi, viene assorbita dai gas atmosferici e re-irradiata verso l’esterno dagli stessi gas; in ultimo la radiazione proveniente dalle nubi, viene assorbita dai gas atmosferici e re-irradiata verso l’esterno dagli stessi gas; in ultimo la radiazione proveniente dalle nubi che ricevono calore dagli strati sottostanti: Di conseguenza si può considerare il sistema terra-atmosfera come un corpo nero avente una temperatura pari 254°K.
La struttura termica dell’atmosfera e’ influenzata dalla presenza di piccole quantità di vapore acqueo, biossido di carbonio, ozono, gas in tracce di aerosol. Come già visto l’effetto dei gas e’ quello di assorbire la radiazione infrarossa e di re-irradiarla comportando un aumento della temperatura superficiale. Gli aerosol possono raffreddare o riscaldare superficie a seconda delle proprietà ottiche. Dopo una eruzione vulcanica si ha un raffreddamento netto in superficie.
mentre le particelle in stratosfera portano ad un raffreddamento della bassa troposfera e della superficie, le stesse particelle in troposfera provocano un riscaldamento. L’impatto termico di un aumento degli aerosol in atmosfera dipende parzialmente dalla quota a cui si trovano le particelle di aerosoli. Nonostante la piccola quantità dei gas in tracce, essi giocano un ruolo importante nel definire la struttura termica atmosferica poichè hanno un forte banda di assorbimento nella finestra tra 7 e 14m. Variazioni di questi gas comportano variazioni climatiche attraverso l’effetto serra.
Per comprendere pienamente e prevedere eventuali variazioni nella componente atmosferica del sistema climatico, bisogna tener conto, come si e’ detto in precedenza, di numerosi fattori come l’attività solare, il comportamento degli oceani, dei ghiacci, della superficie terrestre e di tutte le forme di vita. Lo sforzo di comprendere, modellare e prevedere questo complesso sistema prende il nome delle “variazioni globali”(global change).
Le cause delle variazioni climatiche sono in parte attribuibili alla variabilità interna naturale del sistema climatico ed in parte quelle “forzate” da meccanismi esterni.
La variabilità naturale interna e’ essenzialmente casuale e deriva dalla natura caotica dell’ interazione oceano-atmosfera-terra, guidata da un riscaldamento solare diseguale tra le regioni tropicali calde e quelle polari fredde. I modelli di simulazione globale del clima forniscono una stima degli aumenti di temperatura in corrispondenza di un raddoppio dei gas serra.
Il sistema climatico può essere studiato attraverso l’analisi retrospettiva dei dati osservati.
Mentre la modellistica fornisce un indirizzo per la analisi e la interpretazione della fisica e della dinamica del clima, un attento studio retrospettivo dei dati osservati fornisce il necessario completamento per confrontare la realtà virtuale “modellata” e quella “ vera”. Le analisi di questo tipo vengono condotte con metodologie statistiche avanzate che consentono di individuare le caratteristiche intrinseche e le cause che forzano le variazioni (che possono essere il risultato di sole fluttuazioni interne al sistema climatico oppure di perturbazioni casuali esterne a cui il sistema e’ inevitabilmente soggetto).
Da un punto di vista generale i segnali di fluttuazione climatica nei dati osservati possono essere rilevati secondo i tre orientamenti seguenti:
- analisi segnale-rumore. Si basa sul concetto che, se una presunta sollecitazione del sistema climatico e’ abbastanza forte, il segnale emerge dal rumore;
- riduzione del rumore. Si tende a ridurre il livello del rumore stimando in qualche modo la parte di variazione climatica dovuta a cause diverse da quella che determina la sollecitazione di interesse.
-analisi delle “impronte” (fingerprints), Viene utilizzata non solo una singola grandezza (come ad esempio la temperatura), ma l’andamento temporale di caratteristiche di campi che meglio possono evidenziare la sollecitazione sul sistema climatico nella quale si e’ interessati (per esempio l’ intensità del ciclo idrologico, grandezze derivate come divergenza , vorticità, etc.).
In tempi recenti si sono sviluppati nuovi metodi per la previsione delle serie temporali tenendo conto della eventuale dinamica non lineare in esse contenuta.
Per caratterizzare le proprietà statistiche di una serie temporale, periodi omogenei, trend e variazioni brusche (“change point”), si possono utilizzare varie metodologie.
L’analisi convenzionale si basa sull’utilizzo di procedure che tendono ad eliminare il rumore per mettere in evidenza particolari segnali nella serie, fornendo una descrizione generale della serie indagata.
Viceversa attraverso alternativi e’ possibile fornire una determinazione oggettiva della struttura interna di una serie temporale mediante l’utilizzo congiunto di più test al fine di:
-verificare l’ attendibilità della serie (test di omogeinita’);
-verificare l’assenza di correlazione seriale;
- ricercare i trend o i “change point” in alternativa all’ipotesi di completa stazionerieta’ delle serie.
Il gruppo G-Met del Dipartimento di Fisica dell’Università “La Sapienza”, ha messo a punto il codice di calcolo per l’utilizzo e l’applicazione dei vari test.
La metodologia statistica e’ stata applicata alle serie di totali mensili di precipitazione nel periodo settembre-marzo in Italia (60anni e 19 stazioni).
L’analisi ha mostrato che le precipitazioni tendono a diminuire sulle regioni meridionali ed in particolare sulla Sicilia Occidentale, mentre diminuzioni di minore entita’ e significativita’ interessano l’Italia centrale e parte della Valle Padana.
E’ stato calcolato l’indice zonale medio per l’Europa relativo al periodo 1873-1988. I casi in cui ZI (indice zonale) e’ alto rappresentano circolazioni caratterizzate da forti correnti occidentali e da deboli correnti meridiane.
I trend delle piogge sono stati interpretati alla luce del comportamento di ZI: la frequenza di situazioni ad indice zonale alto e’ andata aumentando nel corso del tempo, dando luogo a minori precipitazioni in novembre in molte regioni italiane ed in dicembre sull’estremo sud.
L’esame dei risultati dei modelli climatici GFDL (Geophysical Fluid Dynamics Laboratory), CCM (Community Climate Model), GISS (Goddard Institute for Space Sciences), anche se non ancora molto affidabili da un punto di vista regionale, ha fatto emergere che gli scenari climatici futuri calcolati nell’ipotesi di un raddoppio della concentrazione dei gas serra sono caratterizzati da una diminuzione delle precipitazione in primavera sull’Italia meridionale e sulle due isole maggiori. Ciò’ e’ in accordo con le conclusioni dell’analisi dei trend.
Tenendo presente che il sessantennio considerato e’ stato caratterizzato da un aumento di temperatura media nell’emisfero nord, le considerazioni offerte possono considerarsi come metodologie diverse per costruire possibili scenari climatici relativi ad una sollecitazione di qualsiasi origine che produca un riscaldamento dell’atmosfera (incremento dell’ attività’ solare, quiescenza dei vulcani, effetto serra, etc.).
 

 

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