La Meteorologia e la scoperta dei fenomeni atmosferici nell'antichita'
Di Massimo B.
Fin dai tempi piu' antichi l'uomo ha sempre cercato di osservare il cielo, e
trarre qualche metodo per poter in qualche modo "predire" l'avvicinarsi della
pioggia o di qualche altro fenomeno.
Spesso l'osservazione delle nuvole e piu' in generale del cielo era correlata a
tentare di capire qualche presagio, e dai risultati si prendevano di conseguenza
decisioni anche importanti. Ad esempio se intraprendere un "viaggio", o meglio
uno spostamento, se andare a caccia e simili decisioni. Inoltre molto spesso
l'osservazione dei fenomeni atmosferici era correlata all'astrologia.
In ritrovamenti di testi Egizi e Babilonesi possiamo scorgere quelle che
probabilmente sono le prime "previsioni meteorologiche" della storia. Per
esempio si legge su reperti ritrovati, di circa quattromila anni fa, che "se un
alone scuro circonda la luna, il mese portera' pioggia o sara' foriero di molte
nubi". Chiaramente questo e' un tentativo (per quanto grossolano) di fare delle
previsioni del tempo.
(Vorrei aggiungere che un simile "modo di dire" sussiste ancora oggi in certe
parti d'Italia: infatti si dice che se la luna di notte e' "annebbiata" cioe'
coperta da strati di cirri o deboli altostrati ma tale da far passare la luce
allora vuol dire che domani probabilmente piovera'.)
Molto spesso i cieli sono la sede di divinita' in varie culture del mondo
antico, e in genere ogni divinita' ha il controllo su uno o piu' fenomeni.
Nel mondo greco alcuni filosofi tentarono di spiegare fenomeni e condizioni del
tempo con metodi piu' razionali. Per esempio i presocratici nel corso del VII e
VI secolo a.c. compirono molti studi definendo la cerauniva, cioe' lo
studio dei lampi, la brontologia, ovvero lo studio dei tuoni, e la nefologia che
riguarda lo studio delle nuvole.
Per esempio Talete di Mileto, si occupo' (oltre ad altri studi in campo
matematico) di nefologia, e nei suoi trattati diede un'importanza fondamentale
alla comprensione e allo studio dello strato di aria che sovrasta la Terra. Si
potrebbe dire che questi furono i primi passi verso la scienza della
meteorologia nel mondo Occidentale.
Inoltre un allievo di Talete, Anassimandro fu il primo a suggerire che i tuoni
fossero provocati dallo sfregamento di due nuvole. Egli ebbe anche altre
intuizioni circa le masse d'aria. Concetti questi che per il tempo sono di
notevole valore, ma che furono come spesso accade, non particolarmente
apprezzati all'epoca.
Un altro filosofo che si interesso' di fenomeni atmosferici fu Democrito che
elaboro' una teoria sulla formazione delle nubi. Egli ipotizzo' che il vapore
d'acqua derivante dallo scioglimento delle nevi fosse portato dal vento verso
sud, per poi trasformarsi in pioggia ed andare ad alimentare i laghi che danno
vita al Nilo.
Altri filosofi greci che si dedicarono allo studio, e all'osservazione
dell'atmosfera furono Socrate, Teofrasto, Pitagora, ed Ippocrate.
Ma la vera rivoluzione arriva con Aristotele. Nel 340 a.C. il filosofo scrive un
trattato dal nome "meteorologica" in cui si occupa dello "studio di cose
sollevate da terra". Di qui è stato tratto il termine moderno di meteorologia.
Gran parte di questo scritto è dedicato ai fenomeni che hanno a che vedere con
l'atmosfera e le masse d'aria. In particolare egli prende in considerazione i 4
elementi terra, acqua, aria, fuoco alle quali corrispondevano freddo, secchezza,
calore ed umidita'. Partendo da questi concetti egli cerca di spiegare l'origine
e la formazione di fenomeni come la pioggia, le nuvole, i venti e i temporali.
Il suo pensiero potremmo definirlo finalmente scientifico, e separa
"definitivamente" la scienza dell'atmosfera dalla mitologia.
Massimo B. di meteofoto