PREVISIONE DEI TEMPORALI
Il cielo a volte ci manda dei segnali premonitori che possono annunciare la
formazione di un temporale. Il più comune è la comparsa durante l’arco della
mattinata di Altocumulus Castellanus dalla classica forma a torretta che
indicano instabilità nell'atmosfera e preludono la formazione di temporali nelle
ore pomeridiane.

Altocumulus Castellanus
Altri segnali si possono leggere dal movimento dei cumuli in quota:
- un movimento da NE a SW indica buone possibilità che si verifichi un
temporale.
- un movimento da W o NW prelude stabilità questo in caso di temporali di
calore.
- un movimento da ovest indica l'inizio dei primi fenomeni durante i temporali
frontali.
Anche la visibilità è importante:
- un aumento della foschia indica maggiore umidità presente nell'aria nei bassi
strati quindi maggior “combustibile”, che se innescato, andrà ad alimentare
fenomeni temporaleschi anche di notevole intensità;
- Un miglioramento della visibilità, al contrario, prelude l' arrivo di correnti
fresche ma secche che inibiranno la convezione e toglieranno umidità nei bassi
strati.
Pressione:
- prima dell' arrivo del temporale si assiste ad un calo della pressione
atmosferica nell’ordine dei 1-3 hPa seguito poi da un aumento del valore
pressorio durante i primi rovesci.
- Rapido sviluppo di nubi cumuliformi di forma rigonfia e contorni netti.
Potenzialmente questi cumuli possono trasformarsi in nubi temporalesche. I
rovesci di pioggia avranno inizio solo dopo che la nube avrà raggiunto i 4-5 km
di sviluppo verticale e non prima che sia trascorsa almeno mezz’ora dall’inizio
della sua formazione. Ricordando che una cella temporalesca nello stadio di
maturità può raggiungere una velocità di spostamento nell’ordine dei 30 o 40
km/h, occorre effettuare una verifica visiva della traiettoria percorsa dalle
nubi per valutare quale direzione prenderà il nucleo temporalesco. Nel caso di
un temporale notturno si potrà verificarne la traiettoria seguendo quella della
fulminazione oppure misurando il tempo che intercorre fra la vista del fulmine
ed il rumore del tuono. Se, in successive misurazioni, il tempo diminuisce
significa che il temporale è in avvicinamento. Al contrario se il tempo aumenta
vuol dire che il temporale si sta allontanando. Ricordiamo inoltre che
mediamente un tuono non è udibile se la sua distanza dall’osservatore è
superiore ai 10-12 Km. Una regola generale che vale nel campo delle previsioni
meteorologiche ha valenza anche quando si tratta di prevedere lo sviluppo e la
formazione di un temporale. Questa regola dice che: “Più il dettaglio della
previsione è spinto, ridotte sono le dimensioni spazio-temporali del fenomeno di
interesse e più breve è l’anticipo con cui si può sperare di ottenere una
previsione corretta, e viceversa”. La previsione dei temporali, essendo fenomeni
con dimensioni spazio-temporali molto ridotte, è molto difficoltosa e prevederne
la localizzazione, la durata e l’intensità con largo anticipo è praticamente
impossibile. A scadenze maggiori (fra 24 e 72 ore) è ragionevole attendersi
solamente la previsione dei fenomeni che potenzialmente potrebbero causare la
formazione dei nuclei temporaleschi (ad esempio il transito di un fronte freddo,
di una goccia fredda in quota, di una perturbazione o di una depressione) se le
condizioni di temperatura ed umidità al suolo, di instabilità atmosferica sono
favorevoli.
Osservare un temporale significa localizzarlo, stabilirne le caratteristiche e
seguirne l’evoluzione. A questo scopo i servizi meteorologici così come la
Protezione Civile hanno a disposizione diversi strumenti di telerilevamento,
ciascuno dei quali con una propria capacità osservativa in termini di
efficienza, risoluzione e precisione. Il satellite meteorologico Meteosat
permette di osservare i corpi nuvolosi dall’alto (da circa 36.000 km di
distanza). I nuclei temporaleschi appaiono di dimensioni relativamente ridotte,
di forma in parte rotondeggiante e dai contorni netti, di una tonalità più
brillante rispetto alle nubi circostanti. I limiti delle immagini satellitari
sono l’impossibilità di cogliere i dettagli più piccoli e di distinguere le aree
interessate da precipitazioni. Inoltre la frequenza di acquisizione delle
immagini, ogni mezz’ora, risulta spesso insufficiente vista la rapidità con cui
nasce, cresce e muore una cella temporalesca. Misurando l’attenuazione subita da
un segnale elettromagnetico nell’interazione con le precipitazioni, il radar
meteorologico riesce a stimare in tempo reale l’intensità di in un raggio di
150–300 km con un dettaglio di circa un chilometro. Molto efficace, ai fini di
rilevarne lo spostamento spazio-temporale, risulta essere la rete di rilevamento
dei fulmini costituita da sensori in grado di localizzare le scariche elettriche
con estrema precisione e segnalarle in tempo reale. Questo sistema però non da
nessuna informazione riguardante il tipo e l’intensità delle precipitazioni. Le
stazioni meteorologiche rilevano in tempo reale il tipo di precipitazione, la
sua durata, la sua intensità, l’accumulo totale al suolo. Tuttavia non risultano
particolarmente idonee al monitoraggio dei sistemi temporaleschi in quanto non
possono coglierne la forte variabilità spazio-temporale. A tutti questi
strumenti si può affiancare l’osservazione diretta, o "sensoriale", effettuata
da un operatore sul campo ed importante per intraprendere eventuali azioni di
protezione a livello locale in tempi sufficientemente brevi. Ecco dunque alcuni
suggerimenti.
Quindi per effettuare la previsione dei temporali a breve o brevissimo termine
ci si affida quasi esclusivamente all’osservazione diretta sul campo o
indirettamente per mezzo dei radar meteorologici attraverso i quali si può
estrapolare, per le successive 1 o 2 ore, l’evoluzione, la direzione, la
velocità di spostamento, la variazione di intensità e di estensione di una cella
temporalesca già formata. Mediante i dati registrati da un radiosondaggio, che
misura il profilo verticale della temperatura, dell’umidità e del vento, si
possono calcolare un certo numero di indici che forniscono la probabilità dello
sviluppo di temporali per le successive 6-12 ore ma non sicuramente la loro
localizzazione spazio-temporale. Le previsioni superiori alle 12 ore sono
affidate ai modelli matematici che, descrivendo in termini di equazioni i
principi fisico–dinamici che regolano i moti e le trasformazioni dell’atmosfera,
sono in grado di simulare l’evoluzione delle condizioni atmosferiche partendo da
uno stato iniziale determinato mediante le osservazioni strumentali. I modelli
meteorologici, nonostante i continui progressi ed evoluzioni, mostrano ancora
notevoli lacune ed è quindi necessario utilizzarli con senso critico
integrandoli con informazioni supplementari quali le previsioni aggiornate ed
emesse dal servizio meteorologico e ripetutamente integrate con le osservazioni
a livello locale. Un buon ed informato osservatore è in grado di riconoscere la
presenza dei sintomi caratteristici che porteranno le condizioni meteorologiche
ad essere favorevoli allo sviluppo di temporali.
RADIOSONDAGGI
I radiosondaggi sono l' unico strumento in grado di dare in tempi brevi una
valutazione oggettiva della struttura verticale dell'aria. Essi sono perciò
utilissimi anche per valutare le possibilità che nelle ore successive alla
rilevazione si verifichi un temporale, questo grazie a una serie di indici oltre
naturalmente alla rilevazione di dew-point e temperatura fino alla troposfera.
Questi indici sono però quasi tutti "tarati" per il Mid-west degli U.S.A e molti
di essi hanno pochissima attendibilità per l'Europa, Italia compresa. Tuttavia
essi ci possono aiutare a capire se effettivamente potranno verificarsi dei
fenomeni violenti anche sul nostro territorio. Ecco dunque i principali:
- Liftex Index ( LI ).
Indica la differenza di temperatura tra 500 hPa e una particella d'aria salita
in condizioni di adiabatica secca o satura sempre all'altezza di 500 hPa.
Ovviamente, ricollegandoci al precedente paragrafo, ricordiamo che se essa è più
calda dell'aria circostante continuerà la sua ascesa e ciò indicherà la presenza
di aria instabile. Valori negativi inferiori a -4° indicano anche la possibilità
di forti grandinate in quanto indicano correnti ascendenti di forte intensità (
formula T500hPa -Tp500hPa )
> +2 assenza di temporali
0 / +2 convezione possibile - temporali isolati
0 / -2 temporali probabili
-2 / -4 possibilità di forti temporali
-4 / -6 forti temporali rischio di trombe d'aria
< -6 trombe d'aria
- K index o indice di Whiting.
E' l'indice che calcola l'instabilità dell'atmosfera nel segmento compreso tra
850 Hpa e 500 hPa, valutandone i parametri di temperatura e umidità. Per
arrivare a esso si deve prima calcolare il gradiente termico verticale, cioè la
differenza di temperatura tra 850 hPa e 500 hPa, poi si deve aggiungere la
temperatura di rugiada a 850 hPa e sottrarre l'estensione verticale dello strato
umido che si ricava togliendo dalla temperatura a 700Hpa la sua temperatura di
rugiada; infine va aggiunta l'avvezione di vorticità ( V ). Ecco la formula
alquanto complessa.
K= (T850 - T500) + Td850 - (T700 - Td700) + V. Più K sarà alto più i temporali
saranno probabili.
0-15 0%
15-20 20%
21-25 20%-40%
26-30 40%-60%
31-35 60%-80%
36-39 90%
40+ 100%
- SI index o showalter index.
E' anch'esso un indice che si basa sull'instabilità dell'atmosfera ma non tiene
in considerazione l'umidità in quota, valore fondamentale più della temperatura
per la formazioni dei temporali e quindi non è molto attendibile. Ecco la
formula decisamente complicata e sta per equivalente potenziale mentre es per
equivalente potenziale satura.
S.I. = T500 (Qe850) - T500 (Qes500)
>+ 4 Nessun rischio di temporali
+3 / +1 Debole possibilità di temporali
+1 / -2 Moderata possibilità di temporali
-2 / -4 Forti temporali possibili
-3 / -6 Forti temporali
-5 / -10 Rischio di trombe d'aria
- Sweat index
E' l'indice nato negli U.S.A. per calcolare le possibilità di sviluppo di una
tromba d'aria o tornadoes, le quali si possono manifestare anche in Italia,
specie nel periodo Estivo quando aria fresca di origine Nord Atlantica entra in
contrasto con aria caldo-umida stagnante sul catino della Pianura padana tramite
il passaggio di fronti freddi. La formula complicatissima che evitiamo di
mostrare comprende il calcolo in gradi °C della temperatura di rugiada a 850 hPa.
Inoltre, a differenza degli altri indici, gioca un ruolo fondamentale il vento
di cui vengono adoperati parecchi parametri, quali velocità a 850 e 500 hPa,
espressa ovviamente in nodi essendo una formula americana e infine la differenza
tra la direzione del vento a 850 e 500 hPa.
< 270 Nessuna possibilità
271-300 Debole rischio,temporali deboli possibili
301-400 Rischio moderato,temporali forti possibili
401-600 debole rischio Supercelle
601-800 Rischio elevato supercelle
- Total totals index (TT)
Indice poco attendibile, ancor meno quando l'umidità è presente al di sotto
degli 850 hPa, la formula molto semplice è la seguente: T850hPa + Td850hPa - 2
(T500hPa).
< 43 0% di possibilità
43-44 15%-20% debole rischio
45-46 20%-30% debole moderato
47-48 30%-40% forte rischio
49-50 50%-60% possibilità anche di forti temporali
51-52 60%-80% temporali molto forti nubifragi
53-55 80%-100% possibili supercelle
- CAPE Convective
Available potential energy
Indice molto utile per calcolare l'instabilità dell'atmosfera, indica la
possibilità che la particella di aria calda salga a quote superiori, innescando
così i moti convettivi; al contrario il CAP indica invece l'inibizione dei moti
verticali, e più è vicino a zero più i moti verticali non hanno ostacoli alla
loro formazione.
< 500 Convezione impossibile
500-1000 Isolati temporali
1000-2000 Temporali moderati
2500-3000 Forti temporali/ nubifragi
Infine da tenere in considerazione il parametro Pw. cioè la quantità di vapore
acqueo contenuta in una colonna d'aria. Generalmente valori vicini a 20 indicano
la formazione di nubi temporalesche.
Riassumendo possiamo dire che i principali sintomi sono:
1) Già al primo mattino si
formano delle nuvole molto sviluppate verticalmente o si notano nubi del tipo
altocumulo castellano.
2) Nelle ore pomeridiane la temperatura al suolo è molto elevata (28-35°C).
3) Persiste o aumenta la foschia e si avverte la presenza di afa tutti sinonimi
di alto tasso di umidità (deve essere almeno 45-50%).
4) Nelle ore pomeridiane con temperature al suolo comprese fra 30 e 35°C il
Dewpoint deve essere compreso fra 20 e 25°C.
5) Si rileva un calo della pressione atmosferica nell’ordine dei 3-4 hPa. Il
valore di pressione comunque non deve essere troppo basso ed indicativamente
compreso fra 1010 e 1015 hPa.
6) Venti al suolo deboli o nulli per favorire la formazione delle termiche.
7) Presenza di instabilità atmosferica alle medie altitudini per favorire ed
accentuare le correnti ascensionali..
8) Aria fredda e secca in quota (la scia lasciata da un aereo se molto lunga è
indice di stabilità atmosferica e alto tasso di umidità. Al contrario una scia
corta è sinonimo di atmosfera instabile e tasso di umidità molto basso).
9) Il cielo tende a scurirsi ed il vento al suolo aumenta e gira in direzione
dell’ammasso nuvoloso cumuliforme.